Il patrono di Todi è San Fortunato ma per ogni tuderte la festa della città è quella della Consolazione che si celebra l'8 settembre. Un segnale in questo senso lo danno i todini lontani, quelli che sono emigrati in altre realtà ma che scelgono proprio la mattina dell'8 settembre per ritrovarsi nelle sale dei palazzi comunali. Incontro questo promosso da anni con successo dalla Pro Todi
La festa inizierà giovedì prossimo nelle prime ore del mattino con tutte le zone adiacenti al tempio che si popoleranno di bancarelle e di casotti per la vendita della porchetta. Sul fronte gastronomico infatti il giorno della festa inizia, secondo tradizione, con un panino con la porchetta e un bicchiere di vino nero. I riti religiosi avranno il loro momento centrale con la messa solenne pomeridiana (alle 18) presieduta dal delegato apostolico Giovanni Marra e dal clero diocesano. Nella mattinata invece saranno celebrate messe ogni ora iniziando dalle 8 per terminare alle 12. La messa delle 10 sarà animata dal coro parrocchiale di San Giorgio. Più tardi (alle 19), la Consolazione Etab propone un concerto della banda musicale di Pian di San Martino, Cecanibbi, Città di Todi.
Nell'anno in cui cade il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia, l'Etab, l'Ente tuderte di assistenza e beneficenza, proprietario del tempio, ha voluto dare spazio a questa ricorrenza, prevedendo anche l'esecuzione, fra gli altri, di brani per festeggiare questo importante evento. I festeggiamenti proseguiranno alle ore 20.30 con il tradizionale spettacolo pirotecnico a cui nessun tuderte vorrebbe mancare, che anche quest'anno sarà particolarmente ricco. Va ricordato che il tempio di Santa Maria della Consolazione, costruito fra il 1508 e il 1607, è uno degli esempi di chiesa a pianta centrale più riusciti di tutto il periodo rinascimentale. L'ampio spazio su cui sorge il tempio era considerato una sorta di zona franca per la sosta delle merci e del bestiame dinnanzi agli uffici della Gabella: il tutto davanti a un'edicola della Madonna. E proprio dalla presenza della suddetta edicola nasce il tempio: un operaio privo della vista da un occhio, forse un certo Iole di Cecco, eseguendo l'ordine del Comune di liberare dai rovi la zona sembra che, avesse ripulito dalla polvere il volto della Madonna con il proprio fazzoletto; in seguito, asciugandosi il volto e gli occhi con questo fazzoletto, avrebbe riacquistato miracolosamente la vista. La paternità del progetto architettonico non è sicura; in ogni caso, il tempio come oggi lo vediamo è il frutto di un lungo processo costruttivo e, dunque non soltanto del determinante intervento progettuale del Bramante. Vanno ricordati tra gli altri Cola da Caprarola, architetto e imprenditore, Antonio da Sangallo il giovane, Ambrogio da Milano architetto e capomastro dello scalpello e Giandomenico da Pavia. La storia dell'insigne monumento è continuata anche dopo la sua ultimazione, stante la necessità di opere conservative, con interventi di importanti architetti e artisti dell'epoca.


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