Dopo 43 edizioni la Rassegna antiquaria d'Italia rischia quest'anno di non essere effettuata. La notizia è di per sì clamorosa visto che si tratta di una delle prime manifestazioni d'Italia di questo settore che ha lanciato Todi sul versante turistico. Non è ancora una notizia ufficiale ma dalle dichiarazioni dell'assessore alla Cultura, Andrea Caprini, e soprattutto da quelle di Roberto Prosperi, presidente dell'Epta, la società che l'aveva organizzata in questi ultimi anni, gli spazi per un salvataggio in extremis sono ridotti al minimo. Le motivazioni sono ovviamente di ordine economico, come spiega Caprini:
"Questa manifestazione è costata al Comune lo scorso anno 50mila euro, 25mila di contributo e altre 25mila per la sorveglianza e in questo momento è un investimento non da poco. Comunque nei prossimi giorni mi incontrerà con Prosperi e vedrà quello che si può fare."

Ma è proprio Roberto Prosperi che sembra togliere ogni speranza:

“Purtroppo - dice il presidente Epta - non ci sono più i tempi per organizzarla”.

Poi il presidente dell'Epta fa la storia degli ultimi sette anni, quelli in cui l'organizzazione è stata curata appunto dalla sua struttura.

"Nel 2005 la mostra era in profonda crisi e l'allora sindaco Catiuscia Marini riunì intorno a un tavolo con il Comune, la nostra società, la Regione e la Banca popolare, allora di Todi. Il piano di salvataggio della rassegna funzionò subito piuttosto bene. Per noi economicamente era una passività ma costituiva un rilancio dell'immagine della società, per cui ne valeva la pena. Negli ultimi due anni il direttore di Epta, Giorgio Menichini, si è inventato un rassegna, itinerante che valorizzava gli angoli più suggestivi del centro storico e i consensi non sono mancati.
Quest'anno, dopo un incontro conoscitivo a ottobre, fra il sindaco e Giorgio Menichini, non si è saputo più niente.
Va ricordato che il marchio della Rassegna non è nostro ma del Comune e che noi non traiamo alcun profitto dalla rassegna, anzi. Come tuderte - conclude Prosperi - mi dispiace molto anche perché quest'anno, con la Pasqua al 30 marzo non ci sarebbe stata alcuna sovrapposizione con la mostra di Assisi e sarebbe stato di fatto il primo avvenimento di rilievo per la nostra regione".

Corriere dell'Umbria Venerdì 1° Febbraio 2013


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