domenica 29 dicembre 2013
“Todi unica”: visite guidate per scoprire tesori nascosti
É l'offerta della società Sistema Museo ed Eclis, in collaborazione con il comune di Todi e la Diocesi di Todi ed Orvieto che propongono degli itinerari di visita alla scoperta degli spazi più affascinanti della città di Jacopone.
La visita inizierà con le sezioni tipologiche del museo civico all'interno dei prestigiosi palazzi comunali in Piazza del Popolo per poi proseguire con le cisterne romane, suggestiva struttura ipogea del primo secolo avanti Cristo.
Il percorso prevede, inoltre, la salita alla quattrocentesca torre campanaria di San Fortunato , la quale offre un in credibile panorama sulla città ed il territorio; si continua, quindi, con la visita al Museo Lapidario ubicato nell'ex monastero delle Lucrezie, il cui chiostro mostra un'altra splendida veduta sulla valle del Tevere.
La visita prosegue con la Cripta della Cattedrale e si conclude con il Palazzo Vescovile e la Chiesa della Nunziatina, contenitori di meravigliosi cicli di affreschi.
L'iniziativa “Todi Unica” è un'anteprima del progetto che prevede l'attivazione di un biglietto integrato agli spazi del circuito museale comunale e a quelli della diocesi tuderte, per offrire ai visitatori della città la visuale più completa ed interessante sul patrimonio culturale di Todi. Le visite si svolgeranno oggi e il 4 gennaio alle 14.30, domani e il 5 gennaio alle 10.30.
Per aderire è necessario prenotare al seguente numero ed email: Museo Civico di Todi: 75- 8944148; todi(a)sistemamuseo.it
venerdì 26 aprile 2013
31 anni dal rogo di Palazzo del Vignola
La Presidente della Regione, Catiuscia Marini, ha ricordato l'incendio che il 25 aprile del 1982 devastò a Todi il Palazzo del Vignola, dove si svolgeva la mostra dell'antiquariato.
“Morirono carbonizzate e asfissiate 37 persone e decine furono i feriti”, ha scritto in un post sulla sua pagina Facebook. La Marini è peraltro originaria proprio di Todi, di cui è stata anche sindaco. “La città - ha scritto la governatrice - piombò nel silenzio e nel lutto ed in un lungo elenco di polemiche e responsabilità. Solo dopo questo incendio e quello del cinema Statuto di Torino, il nostro Paese si dotò di una normativa adeguata per la prevenzione antincendi e per la sicurezza del pubblico spettacolo. Ai morti - ha concluso - la nostra memoria”.
martedì 22 gennaio 2013
Eventi e cultura a Todi per “alimentare” il turismo
Non c'è crisi che tenga: a Todi il turismo cresce e la città d Jacopone si conferma tappa obbligata nel tour alla scoperta dei tesori dell'Umbria. Sarà per il suo carattere di "confine", già esplicitato nell'antico nome di "Tutere" che gli Umbri diedero alla città, oppure per il riuscito mix tra origini etrusche, formazione romana e consolidamento medioevale ad aver reso la città e il suo "contado" meta scelta da tanti visitatori soprattutto stranieri. Sarà per questo che istituzioni e associazioni investono molto nel turismo per affiancare all'ineguagliabile panorama delle colline umbre e all'architettura maestosa della città, proposte culturali in grado di soddisfare palati diversi ed esigenti. La conferma arriva dal cartellone degli eventi proposto dall'assessorato alla cultura fino alla fine di febbraio.
Si parte giovedì prossimo con "Seminar Parole" opinioni a confronto su "Storia di Tomoda e Matsunaga", conferenza di Junichiro Tanizaki. Sabato prossimo alle 9,30 al teatro del Nido dell'Aquila si celebrerà la Giornata della Memoria con la proiezione del film "L'onda" di Dennis Gansel. Seguirà, alle 16,30 nella sala del Consiglio dei palazzi comunali la presentazione del libro "i Segreti d'Italia" di Corrado Augias Ne discuteranno con l'autore, Catiuscia Marini e Roberto Vicaretti. Stessa location, domenica 27 gennaio alle 16.3 per la conferenza di Mauro Valeri su
"Xenofobia e discriminazione nello sport. Dalle leggi razziali alle violenza negli stadi."Iniziativa moderata da Romina Perni ed organizzata dall'Anpi. Sabato 2 febbraio alle 16.30 presentazione del libro "Caro sindaco" di AntonellaAgnoli. Ne discuteranno con l'autrice, l'assessore Fabrizio Bracco e la dirigente Paola Gonnellini. Sabato 9 febbraio alle 9.30, nel teatro del Nido dell'Aquila in occasione della Giornata del Ricordo conferenza di Andrea Gobet sul tema
"Le foibe, l'esodo e la storia del confine orientale"con Paolo Frongia. Giovedà 14 febbraio, alle 16,30, nella sala conferenze della biblioteca incontro su
"Classicità ed Illuminismo attraverso i volumi di via Latina. Studi su Virgilio e sulla sua fortuna"di Marco Fernandelli e "Un amore di Madame Stael" di Rosanna Serpa. Ne discuteranno con gli autori, Laura Correale, Manfredo Retti ed Enrico Trizza. Sabato 16 febbraio alle ore 16,30, nella caffetteria del teatro
"Recitar Leggendo, Suoni e voci dalle città del mondo"lettura di passi scelti che raccontano Buenos Aires Il cerchio si chiude giovedì 21 febbraio, con Yasunari Kawabata per il ciclo "Seminar Parole" conversazioni sul Giappone.
venerdì 22 aprile 2011
Rassegna antiquaria d'Italia 2011
"Le mostre tradizionali sono tutte, più o meno, in crisi, il mercato langue e non hanno la forza di attrazione di qualche anno fa. Quindi ci è parso opportuno cambiare; la nostra è una scommessa ma siamo certi che sarà vincente. Soprattutto voglio sottolineare che questa mostra itinerante, che oltre a essere innovativa è assolutamente originale sia in Italia che in Europa, permette di apprezzare uno dei centri storici più belli d'Italia e sono convinto che una simile cornice stregherà i visitatori."Questo il percorso che si trova di fronte chi vuole visitare la rassegna: si inizia in piazza del Popolo, presso l'Info Point, dove si acquista il biglietto e viene consegnata una mappa che indica il modo per raggiungere le otto location. Il primo appuntamento è con il Complesso delle Lucrezie dove si potrà ammirare "Gioielli ed orologi nel tempo" e anche
"Il neoclassico, l'impero e il liberty."Si va poi nella sala comunale di via del Monte dove si trova il tema: "Gli arredi rinascimentali", per raggiungere il teatro comunale dove, non casualmente, si trova
"L'oggetto nel tempo, stampa e legno."Si resta in zona salendo nel ridotto del teatro comunale per ammirare
"Pittura e scultura dei grandi maestri del 900"e si raggiunge poi la Chiesa di San Benedetto, un piccolo gioiello, dove il tema proposto è "Il mobile attraverso le epoche". Altra chiesa di straordinaria suggestione quella di San Filippo e Giacomo dove il tema proposto è
"Tessuti antichi: lino, cotone e seta"per risalire nell'atrio del Palazzo del Capitano del Popolo dove sono in mostra
"La pietra e il marmo nei secoli."Ultime due tappe sono sempre nel cuore del centro storico: nella Sala dell'arengo, più nota ai tuderti come Sala delle Pietre dove il tema proposto è
"i grandi paesaggisti nella pittura del 600 e del 700", si chiude infine alla grande con la sala del consiglio comunale con 40 sculture lignee di straordinaria bellezza. In sintesi ci sono tutte le condizioni perché questa edizione della rassegna segni una vera e propria svolta per il mondo dell'antiquariato.
lunedì 28 febbraio 2011
Qualcosa si muove per i castelli dimenticati
[…] Il sindaco di Marsciano Alfio Todini ha annunciato che il castello di Sant'Apollinare è stato inserito all'interno della ricostruzione integrata per i danni causati dal sisma del 15 dicembre 2009 nel distretto marscianese. Sul caso il Pdl locale ha prodotto un'interrogazione urgente e in Parlamento il deputato umbro Rocco Girlanda (Pdl) ha interrogato direttamente il ministro Bondi chiedendo uno stanziamento urgente e straordinario per i lavori di consolidamento. Per quanto riguarda Giove il sindaco Alvaro Parca assicura l'impegno dell'istituzione presieduta per reperire i fondi necessari.
"Il castello di Sant'Apollinare è stato inserito nel Programma integrato di ricostruzione (Pir), assieme a quello di Spina."L'annuncio è del sindaco di Marsciano, Alfio Todini.
"Da parte del Comune di Marsciano - spiega Todini - c'è stata e c'è massima attenzione per Sant'Apollinare, che è comunque una residenza privata, per quanto di grande valore storico, artistico e architettonico. Ci siamo subito attivati come per tutte le altre situazioni."Un passo in avanti importante. L'effetto mediatico, il bene comune che rischia di scomparire a causa dell'indifferenza, hanno sortito gli effetti sperati. Addirittura il caso di Sant'Apollinare è approdato a Montecitorio.In Parlamento il deputato del Pdl Rocco Girlanda interroga il Ministro per i beni e le attività culturali per sapere
"quali iniziative intende portare avanti il ministro, nell'ambito delle prerogative del Ministero, per il evitare la completa distruzione del borgo e se è ipotizzabile uno stanziamento straordinario per procedere alle improrogabili operazioni di consolidamento."La premessa è esplicativa:
"a seguito del sisma del 15 dicembre 2009 che ha colpito in modo particolare l'arca del marscianese sono stati riportati ingenti danni ad edifici pubblici e privati: tra questi spicca il borgo di Sant'Apollinare la cui torre merlata, la rocca ed il borgo annesso sono stati pesantemente danneggiati. Il continuo deterioramento provocato dalla precarie condizioni di agibilità e solidità del complesso sta provocando crolli e degrado. Già nel luglio 2010 è stato adottato un piano stralcio di interventi straordinari, con il riparto dei 15 milioni di curo assegnati al commissario delegato, a cui sono seguiti diversi incontri sul posto coni vertici della protezione civile, i rappresentanti del Ministero dell'economia, la presidente Marini, i sindaci dei Comuni del comprensorio e l'assessore provinciale Bertini."Arriva pure l'interrogazione urgente dei vertici del Pdl locale.
"Il borgo del castello di Sant'Apollinare rischia il crollo se l'amministrazione di Marsciano non corre immediatamente ai ripari inserendo la struttura nella ricostruzione pesante mediante apposita ordinanza da parte del Sindaco Alfio Todini."Questo l'affondo lanciato da Cristiano Costantini, consigliere del Pdl al Comune di Marsciano. Non è mancata in questo senso la risposta, dura, del sindaco via facebook. La querelle approda anche a Perugia. Il consigliere pidiellino a Palazzo dei Priori, Massimo Perari, è netto.
"A proposito - scrive - della notizia apparsa sulla stampa di qualche giorno fa, sullo stato di degrado post-sisma del castello di Sant'Apollinare, si stigmatizza il comportamento di quegli amministratori che dividono gli immobili colpiti tra serie a e serie b. Invito il sindaco di Perugia, colpita anch'essa dal sisma del 2009, a farsi portavoce presso il governo. In particolare si chiede un solenne impegno anche per i beni culturali ubicati nel distretto Marscianese-Perugino.”Sul fronte ternano viene ribadito l'impegno del sindaco di Giove per il castello "gemello".
"Mi auguro - scrive il sindaco Alvaro Parca - che che la voce del Corriere dell'Umbria contribuisca in modo determinante a far trovare una soluzione che salvi dal degrado il nostro castello, anche se l'attuale situazione di 'liquidità' politica non favorisce certo l'ottimismo. Da parte mia e dell'amministrazione continuerà ad essere profuso il massimo impegno, incoraggiati in questo dall'appoggio del giornale,della popolazione e dei colleghi amministratori dei paesi dell'Amerino, sfruttando tutte le occasioni possibili. Una di queste sarà certamente la manifestazione della 'Maratona dell'olio' che quest'anno vedrà proprio Giove come comune capofila".
lunedì 21 febbraio 2011
Castelli lasciati all’indifferenza da Marsciano a Giove
L'ordinanza che non c'è, un vuoto della burocrazia e della politica, trasforma il rumore sordo del sisma marscianese di un anno fa in un angosciante de profundis.
Rischia il crollo, da qui a pochi mesi, il borgo di Sant'Apollinare. Cadono a pezzi la torre merlata, la rocca non rocca ("arces non arces" la definivano gli antichi) e il borgo annesso: nel complesso unico esempio in Umbria di fortilizio risalente al XVI secolo rimasto tale e quale: dopo la ricostruzione del 1416 - a seguito della vendetta di Braccio Fortebracci: venne danneggiata dal condottiero montonese che voleva vendicarsi degli sbarbi perugini e però subito ricostruita - non è stata più toccata se non nello scorso secolo (anni settanta) per interventi esclusivamente conservativi. Il terremoto del 15 dicembre 2010 è stato una catastrofe: sono crollati solai, la struttura è stata pesantemente danneggiata, la torre è stata puntellata ma non basta. L'assenza di un pur minimo intervento somma danno al danno, le crepe si allargano, di mese in mese, e in un anno hanno guadagnato decine di centimetri.
Sono saltate le "chiavi", le grosse travi soffitti vengono giù, cedono, le mura si deformano, quelli che erano i precisi rettangoli delle grosse entrate nelle stanze alte oltre quattro metri sono diventati rombi. I proprietari, che abitano il castello come prima casa - anche questo una rarità - senza utilizzarlo per scopi turistici o commerciali (se non per organizzare, sporadicamente, quale matrimonio privato, ndr), chiedono parità di trattamento: le altre abitazioni private hanno ottenuto l'attenzione giusta, legittima e sacrosanta dell'amministrazione e degli altri enti locali, ma sopra Sant'Apollinare, sebbene i danni visti e misurati siano oggettivamente mediamente più gravi rispetto alle altre frazioni, è scesa una coltre di silenzio. Imbarazzante.
Eppure qui qualcuno ha rischiato anche di rimanerci: una stanza da letto praticamente non c'è più e la notte prima della scossa ci stavano dormendo.
Il valore di quello che gli asettici tecnici degli uffici chiamano immobile è, senza retorica, inestimabile: se ne hanno notizie già dall'anno Mille, si incrocia con la storia più nobile del capoluogo (per secoli era concesso in enfiteusi dall'Abbazia di san Pietro), dall'uccisione di Biordo Michelotti, agli scontri succitati con Braccio, fino ad arrivare alle vicissitudini dei marchesi Graziani. Omicidi misteriosi, passaggi segreti, faide familiari, un'intera comunità che ha attraversato secoli e secoli. Fino ai primi decenni del Novecento le famiglie, prima ancora i "focolari", erano quasi cento. Tracce di un passato ancora più remoto si trovano tra l'altro nella cantina bizantina (Sant'Apollinare si trovava al centro del noto "corridoio") e nelle tombe etrusche che gli avi adattarono a ghiacciaia. Oggi lo spaccato, mai termine fu più acconcio, è desolante, il castello è sull'orlo del baratro, quello scrigno del Tempo, con tutti i tesori ancora custoditi (non ultima la tela di Polidoro Di Stefano Ciburri) è alla mercede dei peggiori nemici: degrado e incuria. Pensare che dozzine di razzìe, incendi - anche un "primo" terremoto devastante nel 1328 - hanno messo spesso in ginocchio Sant'Apollinare, che però si è sempre rialzata. Stavolta, tuttavia, per la prima volta nella storia, non c'è nessuno a tenderle la mano.
giovedì 27 gennaio 2011
La cultura al tempo della crisi
"denso di iniziative per tutto il territorio marscianese. La grande quantità di eventi che ha caratterizzato il 2010 - dice l'assessore - è stata possibile grazie all'attività di sostegno e indirizzo dell'amministrazione e dei collaboratori del settore, che hanno fatto un lavoro encomiabile, ma anche grazie all'esistenza di un operoso tessuto di associazioni, privati cittadini e imprese che credono nella cultura, investendovi tempo e denaro. L'obiettivo, del resto, non è solo quello di promuovere iniziative, ma anche mettere le tante realtà attive sul territorio in condizione di realizzare eventi. Pur dovendo confrontarsi con la ridotta capacità di spesa, che a causa dei tagli varati dal Governo si ripercuoterà anche in ambito culturale, siamo convinti che la promozione di iniziative culturali abbia positive ricadute sia in termini di dinamicità economica che della qualità della vita. Lo spettacolo teatrale itinerante "Monteregio" è stata una delle iniziative che hanno qualificato il 2010, ma vorrei citare anche gli "Incontri con l'autore", proposti nell'ambito delle attività di promozione della biblioteca e la mostra di Dalì, tuttora in corso al museo. Biblioteca e museo - prosegue la Bonomi - sono del resto i nostri cardini in questo settore. Per quanto riguarda la biblioteca, poi, è iniziato già un anno fa un lavoro di informatizzazione che attraverso una migliore catalogazione digitale dei testi renderà il patrimonio librario più fruibile. Oltre a ciò si sta investendo anche per garantire una più puntuale formazione degli operatori della biblioteca stessa. A questi interventi faranno seguito, nel corso del 2011, una serie di lavori volti ad apportare migliorie strutturali agli spazi che ospitano le altre sale dedicate alla didattica e alle conferenze."Per quanto riguarda lo sviluppo economico l'assessore cita gli effetti della congiuntura economica negativa,
"le cui ripercussioni - afferma - proprio adesso stanno avendo conseguenze pesanti dal punto di vista occupazionale. Il Comune, oltre a misure di ordine sociale rivolte alle famiglie, ha istituito un Fondo di garanzia per l'accesso al credito rivolto alle imprese del territorio, per la cui istituzione è stato attuato il metodo della concertazione con associazioni di categoria e istituti di credito. Il nostro tessuto produttivo - prosegue - ha comunque dimostrato una sostanziale capacità di tenuta e lo stesso rilancio dell'Osservatorio sull'economia locale, precedentemente istituito dalla seconda giunta Chiacchieroni, sarà uno strumento utile proprio per valutare lo stato di salute del nostro territorio e individuare i migliori strumenti per intervenire nell'azione di sostegno e indirizzo dello sviluppo economico".
mercoledì 12 gennaio 2011
Allarme per il sottosuolo della città
"Durante il periodo di apertura - dice Maurizio Todini, presidente di Urban Divers - sono stati molti i tuderti che ci hanno chiesto quali iniziative avremmo intrapreso per valorizzare il patrimonio geologico, archeologico e storico messo in risalto e documentato da questa ricerca. La risposta è in una nota indirizzata a chi può realmente cogliere l‘occasione per avviare un progetto di tutela e valorizzazione. In primis l‘amministrazione comunale, il sindaco e l‘assessore alla Cultura, ai quali chiediamo di dare un segno tangibile del loro amore per la Città ed in particolare per la sua storia cercando un dialogo che sia produttivo di scelte condivise. Noi siamo preoccupati ed allarmati, e non è la prima volta che lo affermiamo pubblicamente, rispetto alle priorità date in questa nostra città per quel che riguarda la tutela del patrimonio culturale".La preoccupazione sta nel constatare di continuo, durante le esplorazioni, un progressivo deterioramento del sistema di drenaggi antichi, (nel caso oggetto della mostra il crollo del cunicolo sotto piazza Garibaldi e l‘ostruzione del cunicolo di sfioro del Pozzo della Torre in direzione del parcheggio dell’hotel Fonte Cesia). Allarme anche per i fenomeni di scollamento e cedimento del terreno in varie aree, le stesse oggetto di crolli in epoche lontane, che vengono interpretati e di conseguenza trattati come episodi e non come segnali preoccupanti di un sistema di drenaggio collassato. "e allora - sostiene Todini - ecco gli interventi tampone sul viadotto dei giardini e le transenne in via del mercataccio.
Del resto nessuno ha messo in evidenza come le cisterne di piazza del Popolo non siano più agibili per i turisti e nessuno ancora ha spiegato il perché. Alcuni anni fa pensavamo di poter coinvolgere il Comune in una operazione di ricerca e valorizzazione del patrimonio sotterraneo, unico nel suo genere, ma al di là del contentino di una riunione informale poi nella sostanza i due assessori presenti si sono dimenticati delle urgenze loro comunicate. Infatti, dopo aver investito somme ingentissime per la salvaguardia del colle, sono ancora oggi presenti situazioni di rischio e di abbandono che ancora una volta ci permettiamo di evidenziare". L'elenco è quanto mai dettagliato. Area della Rocca: mancata bonifica parte sottostante i vecchi bagni pubblici demoliti, mancato approntamento di un piano di valorizzazione e tutela (l‘area è stata oramai identificata come discarica!), elemento di pericolo per essere sovrastante la via di accesso al centro storico. Situazione di dissesto-infiltrazioni nel cosiddetto muro etrusco inferiore. Dissesto muro nei pressi di Porta Orvietana. Segni di scollamento Porta Orvietana. Pozzo del Palazzo dei Priori- impossibilità di controllo lesione delle fondazioni. Porta Perugina-Porta Romana: Divieto di coltivazione nei pressi delle mura. Monastero delle Milizie: stato di abbandono e crolli nell’area sovrastante l‘ex Mattatoio. Terreni a monte delle fontane Scannabecco , segni di lesioni e scollamenti".
mercoledì 25 agosto 2010
Chiesa del Monte di Todi - alla riscoperta della chiesa dei poveri
Una novantina di anni più tardi l‘istituzione venne riformata costituendo un sodalizio di 33 persone chiamato Sacro Monte di Pietà, che venne incontro ai bisognosi in occasione di carestie e terremoti. Documenti storici ricordano che il Monte di Pietà era gestito con rigoroso ordine e severità dalla confraternita dei Trentrate, tutti nobili, che indossavano un abito di colore nero con una croce rossa sul petto. I confratelli (guidati dal presidente, dal tesoriere e dal custode), operavano sotto il controllo e l‘autorità del vescovo. Centocinquanta anni fa - segretario del Monte il conte Lorenzo Leonj, nobile figura tudertina - la chiesetta fu elegantemente decorata da pittori come Eliseo Fattorini da Todi, Francesco Moretti e Alessandro Zucchetti di Perugia. Tra le immagini quella di San Martino I°, papa, tuderte. La piccola chiesa presenta un portale in pietra locale molto semplice e un rosone in ferro battuto. L‘interno a volta, con un solo altare è arricchito da una immagine lignea del Cristo Morto, con le braccia mobili. Sotto l‘Eterno in atto di benedizione la scritta "Benefacite ed mutuum date e eritis filiii Altissimi" (Fate del bene e prestate senza interesse e sarete figli dell’Altissimo)
sabato 5 giugno 2010
La Chiesa di Santa Maria della Consolazione a Todi
Situata fuori delle mura medievali, la Chiesa di Santa Maria della Consolazione fu iniziata nel 1508 e terminata nel 1607 con la costruzione della cupola.
Esempio insigne del Rinascimento in Umbria, il progetto costruttivo è attribuito a Bramante ma fu realizzata con il contributo di altri maestri quali Baldassarre Peruzzi, il Vignola, Ippolito Scalza.
La Chiesa, a pianta centrale, è caratterizzata da quattro absidi, tre poligonali e uno semicircolare.
Ogni abside è a due ordini di pilastri corinzi, le finestre sono sormontate da frontoni curvilinei e triangolari, sopra di queste si erge la calotta che sostiene una terrazza quadrata con quattro aquile agli angoli, opera di Antonio Rosignoli.
Il portale a est è del Seicento, quello a sud risale agli inizi del Settecento e quello occidentale alla metà dell'Ottocento.
L'interno è luminoso con una ricca decorazione negli archi della cupola e nei pennacchi.
Nelle nicchie delle absidi sono collocate grandi statue degli apostoli attribuite alla scuola dello Scalza.
Nell'abside settentrionale trova posto il grande altare maggiore, forse disegnato da Andrea Polinori, sul quale si trova l'affresco del Quattrocento raffigurante la Madonna della Consolazione.
domenica 14 marzo 2010
Scoperto a Fierabella un quadro di Francesco Hayez
Il dipinto risale ai primi trenta anni dell'800 e costituisce il tipico ritratto neo tizianesco di Francesco Hayez, che in quegli anni aveva aperto uno studio a Milano in via Della Spiga nel quale ritraeva personaggi noti del suo entourage. Il personaggio rappresentato nel quadro è quasi sicuramente un letterato milanese che si può ritrovare anche nel famoso dipinto "Il Conte di Carmagnola" andato purtroppo disperso a Montecassino, nel corso dell'ultima guerra mondiale. Oltre al notevole valore pecuniario il ritrovamento di questa importante opera di Francesco Hayez rappresenta molto sotto l'aspetto storiografico, trattandosi di uno dei primi ritratti della storia pittorica italiana. Questo importante scoperta rappresenta per molti versi una sorta di ciliegina sulla torta di una manifestazione che non poteva iniziare nel modo migliore, anche se allestita in tempi brevi e senza adeguata pubblicità. Oltre ai numerosi rigattieri, collezionisti e antiquari che hanno invaso piazza del Popolo molto apprezzati i preziosi libri e le stampe antiche proposte sotto i portici comunali e oggi sarà la volta di "Arti e Mestieri per via" che si potranno ammirare presso i giardini Oberdan.
Da non dimenticare tra gli altri appuntamenti l'originale mostra "Il baule della nonna" di cui saranno protagonisti i bambini e il cui ricavato sarà, in parte, devoluto all'Unicef. Una manifestazione, insomma, che promette di avere un interessante futuro soprattutto se riuscirà a coinvolgere anche i privati che si inventeranno rigattieri, mettendo in vendita quegli oggetti che "dormono", nelle soffitte e nei scantinati.
venerdì 15 gennaio 2010
Giano dell'Umbria e l'abbazia di San Felice
Lungo la dorsale dell'antica strada Flaminia, in provincia di Perugia, si trova Giano dell'Umbria.
Giano è un suggestivo borgo medioevale nato dall'unione di due impianti fortificati e è costruito in modo digradante a partire dal centro urbano, dove si incontra con il Palazzo comunale e la chiesa parrocchiale di S.Michele (sec. XIII).
Le mura di cinta sono ben conservate e presentano resti romani e medioevali.
Appena fuori le mura si può visitare la chiesa di S.Francesco che presenta il tipico impianto a una sola navata degli edifici mendicanti (cioè fondate dai frati predicatori) e tramanda il messaggio culturale del movimento francescano, ben visibile nel ciclo di affreschi della cappella del Crocifisso, attribuito a Giovanni di Corraduccio (pittore di Foligno, XIV-XV secolo)
Usciti dal paese si arriva all'abbazia di San Felice, capolavoro di architettura romanica umbra con influssi lombardi, il quale presenta forti similitudini con le chiese di Spoleto.
Le caratteristiche romaniche dell'edificio, ofuscate da interventi eseguiti nel '700, sono state riportate alla luce grazie all'accurato restauro del 1958.
L'interno è a tre navate suddivise da colonne, il presbiterio è sopraelevato.
Nella cripta si trova il sarcofago del Santo.
Il culto di San Felice nasce in seguito al suo martirio sotto Diocleziano e Massimiano.
Le sue ossa sono custodite, in un primo tempo, all'interno in un piccola basilica che nell'XI secolo assume la struttura monumentale che ha oggi.
Fino al 1450 è la sede dei Benedettini ai quali seguono nel 1813 gli Eremitani Agostiniani della Congregazione Perugina.
Dal 1815 è sede Missionari del Preziosissimo Sangue, che ne hanno fatto una Casa di Spiritualità.
Dal 15 agosto dello stesso anno San Gaspare del Bufalo fondò la Congregazione.
L'abbazia è un luogo ideale per esercizi e incontri spirituali, giornate di preghiera e di ritiro individuale o comunitario. La Messa festiva è alle ore 10.
Il 21 ottobre si celebra San Gaspare del Bufalo, fondatore della Congregazione; il 30 ottobre ricorre San Felice, Patrono di Giano dell'Umbria.
Visualizzazione ingrandita della mappa
Se è vero, come è vero, che l'Umbria è un insieme di quadri ambientali, il borgo di Giano dell'Umbria è un affresco armonioso di colori, dove tutto sembra forgiato dall'uomo, perfino le sfumature di verde.
La piazza del paese, piccola, semplice, discreta e linda, non è più il centro della sua vita pulsante, perché i giovani sono quasi tutti nella frazione di Bastardo.
Un tempo, invece, era più colorata e chiassosa, soprattutto di sera e durante le feste comandate. Adesso, quelli che salgono fin quassù, lo fanno esclusivamente per incontrare qualche amico al bar, soprattutto d'estate, quando la canicola brucia la piana, oppure per recarsi in comune.
Sulla piazza, infatti, si affaccia la civica residenza e il castello. Quest'ultimo, benché di dimensioni ridotte, ha una complessa struttura fondata sull'unione di due impianti fortificati.
Fu organizzato in modo digradante a partire dal vertice urbanistico, dove si innesta pure la parrocchia di S.Michele, del XIII secolo.
Molti spazi ti riportano indietro nel tempo, come le vie selciate e la geometria di vecchie stalle ormai chiuse da anni e trasformate in saloni o garage.
I più anziani, però, ricordano bene il muggito delle mucche o il raglio di qualche somarello che si levava da questi luoghi.
Tempi lontani, immersi solo nella memoria di chi c'era e che, con i suoi racconti, ti fa immergere nella dimensione del cuore di Giano.
Tempi belli e brutti.
"Belli fino ad un certo punto – commenta un vegliardo - perché le piaghe sociali erano tante e i divertimenti pochi."E così dicendo rammenta la festa della Frasca, che ancora oggi si celebra per la buon finita della raccolta delle ulive.
"Era una tradizione contadina tipica di questa zona, legata al periodo della raccolta e lavorazione delle olive. Una volta terminata la fase della raccolta, si celebrava la "buonfinita", allestendo sulle aie delle feste improvvisate, addobbando con piccoli doni, destinati in genere al padrone o al "caposcala" (il coordinatore degli operai; ndr) un tralcio di olivo, chiamato in dialetto la frasca.La tradizione è rimasta viva fino alla fine degli anni Cinquanta.
Intorno alla pianta addobbata si raccoglievano tutti i protagonisti e al suono degli organetti si ballava il "salterello", si recitavano stornelli e si degustavano i nostri piatti semplici, accompagnati dal vino generoso.
Per vestire l'olivo a festa si utilizzavano gli oggetti più svariati, dai nastri colorati alla frutta, dalle caramelle ai piccoli giochi per i bambini, compresi i modesti doni per i festeggiati, come ad esempio calze o cravatte."
Il comune l'ha rispolverata nel 1996. Un carro, tirato dai buoi, trasporta la "frasca" addobbata fino alla piazza del paese, accompagnata dai coglitori in abiti d'epoca, come il "guazzarone" (una sorta di tunica utilizzata per ripararsi dall'umidità, dalla nebbia e dai rigori invernali frequenti in epoca di raccolta), strumenti originali (come i rastrelli di legno e il "cojituio") e un gruppo folk che ha rievocato i canti e le danze della tradizione contadina.
In questa occasione, anche i residenti nella fazione di Bastardo salgono fino al paese.
Campanilisti? a Giano non hanno dubbi, ma d'altronde questa frazione, sviluppatasi soprattutto nel dopoguerra, rappresenta la zona più abitata ed industrializzata dell'intero territorio comunale.
Un angolo moderno, in netto contrasto con quanto riserva l'antico cuore del comune. Dieci anni fa, un folignate, Giuseppe Morichini, sfrattato dal terremoto, trovò casa a Bastardo e iniziò una sorta di crociata contro il nome.
Gli sembrava irriverente ed offensivo. Sembrava una cosa seria, ma alla fine gli abitanti di Bastardo si tirarono indietro, preferendo tenersi il nome del proprio territorio, che prenderebbe la sua etimologia dalla vecchia "Osteria del Bastardo". Il nome –dice uno storico- era dovuto agli incerti natali del gestore dell'antica stazione di posta lungo la via Flaminia.
Negli anni 1920, fu abbreviato nella curiosa forma odierna. Gia nel 1933, però, ci fu un primo tentativo di modificare il nome con Villa Romana, Termoelettropoli o Lignilia.
Tutte le proposte, discusse, osteggiate e caldeggiate non trovarono mai un punto di saldatura fra gli abitanti e caddero nel dimenticatoio.
Oggi Bastardo è nota anche per la centrale termoelettrica prospiciente nel territorio di Gualdo Cattaneo.
É costituita da due sezioni a vapore, alimentate da carbone e olio combustibile ed è entrata in servizio nel 1967. Attualmente, sono sfruttate costantemente ed a pieno carico. Il raffreddamento dell'impianto avviene con delle torri che non usano acqua proveniente da sorgenti fredde. Data la presenza di rondini, che nidificano nella struttura, l'impianto è stato soprannominato recentemente "centrale delle rondini".
Ma torniamo alla piazza del Municipio, nel cui palazzo si conserva una eccezionale raccolta di reperti romani, come il cippo che reca una dedica agli dei Lari.
Il nome Giano deriva quasi certamente dall'antico culto al dio omonimo. Il villaggio, infatti, sorse nei pressi della consolare Flaminia, il cui antico tracciato corrispondeva all'incirca a questa zona.
Salendo, lungo i viottoli del borgo, si notano i resti di tre cinta di mura romane e casette medioevali. Secondo alcuni storici, Giano sarebbe stata costruita sulle rovine dell'antica Martana, distrutta dai longobardi.
In età feudale, risorse e divenne un importante castello dominante sulle vallate sottostanti, dove si affacciano castelli minori: Castagnola, Montecchio, Camporeggiano, Morcicchia ed altri ancora che conservano intatto il colore ed il sapore dell'antica montagna, in purità ed innocenza.
I castelli di Castagnola, Montecchio e Morcicchia, dei quali rimangono alcune torri superstiti, sono beni culturali di cui tutti vanno orgogliosi. E poi lo scenario: è così ben raccolto che quando giunge il momento di tornare a casa, il consiglio è di portare con noi la voglia di tornarci al più presto.
Giano dell'Umbria è ubicato in una stupenda posizione paesaggistica alle falde del monte Martano. Il borgo ti sorprende con i suoi scorci medioevali e la sua caratteristica collina, dove i secoli passati sembrano scandire ancora i ritmi e lo spirito utili a vivere a fondo queste zone rurali.
Gli anziani dicono che i giovani sono in "fuga", perché mancano i divertimenti e quindi cercherebbero altrove un destino più rassicurante.
D'inverno, quando le ombre della sera avvolgono il borgo, gli usci di tutte le case si sprangano. É finito il tempo di lasciare le chiavi sulla toppa della porta. Tutto intorno suggestivi paesi ricchi di storia e di arte. A pochi chilometri la splendida Abbazia di S.Felice, capolavoro dell'arte romanica. La cripta conserva l'arca che custodisce le reliquie del santo martire. É nella zona detta "Normandia". Qui i Normanni hanno stazionato davvero prima di sferrare l'attacco al ducato di Spoleto. A Giano si può ritrovare il cuore della semplicità, anche attraverso la sua cultura gastronomica, che testimonia la storia della cucina povera.
Una cucina che punta alla valorizzazione dei suoi prodotti tipici, come l'olio e il vino. Due simboli del legame profondo dei gianesi con la propria terra.
martedì 8 dicembre 2009
Museo della Città di Todi
Piazza del Popolo - Palazzi Comunali 29/30
Le sale che ospitano la Pinacoteca e il Museo della Città, occupano il secondo piano dei Palazzi Comunali, due edifici costruiti rispettivamente all'inizio e all fine del XII sec.
Nel Museo della Città si sono volute ripercorrere le vicende di Todi attraverso la presentazione di materiali e oggetti disposti in successione temporale che ne illustrano alcuni momenti di particolare importanza, a partire dalle origine leggendarie fino al periodo rinascimentale.
Il percorso museale è diviso in cinque sezioni tipologiche: archeologica, numismatica, tessuti, ceramiche e pinacoteca, che nei loro ambiti specifici offrono la possibilità di approfondire alcune tematiche significative per le vicende storiche ed artistiche della città come l' aquila e la leggenda delle origini, Todi preromana, Todi romana, i Santi protettori, la città medioevale, la nobiltà, la Controriforma, il Risorgimento.
Fra le opere qui esposte ricordiamo la pregevole lastra marmorea risalente al sec.
X - XI e raffigurante S.Fortunato, il Cristo Redentore e S.Cassiano, il modello ligneo del tempio della Consolazione risalente forse al 1571 ed attribuito a Ventura Vitoni, e la sella di Anita Garibaldi.
Seguono le cinque sezioni tipologiche:
- Archeologica: ceramiche attiche a figure rosse e nere, alcuni oggetti adibiti ad uso domestico o ad ornamento femminile, e le terrecotte architettoniche tra le quali spiccano le antefisse a testa femminile che ancora conservano tracce dell'originaria colorazione. La vetrina dedicata ai bronzetti votivi documenta la presenza di una delle manifestazioni più antiche dell'artigianato artistico.
- Numismatica: monete preromane, greche, romane repubblicane e imperiali, ostrogote, bizantine, medievali e moderne, per un totale di 1475 esemplari. Per la storia della città l'insieme di maggiore importanza è quello costituito dai 130 pezzi attribuibili alla zecca di Tuder.
- Tessuti: esposti paramenti sacri e manufatti artigianali di varie epoche e provenienze, di notevole interesse per la pregiata qualità dei materiali.
- Ceramica: vasellame, prevalentemente di uso comune, che va dall'VIII sec.al XVIII sec. e che è stato prodotto in ambienti diversi. Di particolare interesse è la sala in cui questa sezione è ospitata. La decorazione è stata eseguita in diversi momenti, dagli inizi del 1600 al 1900: alla prima fase corrispondono i ritratti degli uomini illustri di Todi e l'affresco della città con il suo territorio, opere del tuderte Pier Paolo Sensini. Tra il 1719 ed il 1721 Ignazio Mei, pittore di Fabriano, ha dipinto lungo le pareti la leggenda della fondazione della città e l'ingresso in esso dell'imperatore Traiano, che alcune voci volevano originario proprio di Todi.
- Troviamo infine la Pinacoteca, nella quale si può ammirare la pala di Giovanni di Pietro detto lo Spagna (uno dei più importanti discepoli del Perugino) con l'Incoronazione della Vergine. Un'intera sezione è occupata dalle opere del romagnolo Ferraù Fenzoni, detto il Faenzone (1562 - 1645).
venerdì 25 settembre 2009
Il nuovo Polo museale delle Lucrezie
"veri e propri pezzi artistici, non chiamateli riduttivamente pietre", come tiene a sottolineare la professoressa Margherita Bergamini.
Infatti la Bergamini, nota archeologa, in questo caso assessore alla cultura del comune, propugnatrice e ordinatrice del museo, é consapevole che, provenendo i reperti dalla cosiddetta Sala delle Pietre, come veniva finora chiamata la sala dell'Arengo risalente al 1228, il termine pietre viene naturale. E la professoressa spiega:
"Ogni pezzo infatti potrà parlare e raccontare la sua storia e la storia del contesto dove è stato rinvenuto attraverso un sistema mediatico modernissimo che potrà offrire a studiosi, visitatori, studenti, una vera montagna di notizie.Oltre ai percorsi mediatici computerizzati, all'apparato didattico ci sarà anche una nuova guida-catalogo a stampa. In tutti questi supporti sono confluiti gli studi scientifici fatti da una equipe di studiosi, coordinati dalla stessa Bergamini, come i professori Luigi Sensi, Marcello Gaggiotti e Giordana Benazzi, le ricercatrici Nicoletta Natalia e Francesca Mammoli, i responsabili dei settori culturali del comune dottori Filippo Orsini, Nicoletta Paolucci e Simonetta Berti Nulli.
I materiali esposti, che attraversano più di 2000 anni di storia – aggiunge - vanno dal terzo secolo avanti Cristo fino al 1834, e sono stati raccolti nel corso dei secoli sia in città che nel territorio, subendo nel tempo varie collocazioni fino al 1922 quando vennero sistemate nel grande salone al primo piano del palazzo del Popolo, il più antico dei palazzi comunali. Ora avranno tre percorsi divisi in periodi: antichità, periodo medievale e periodo moderno.
L'idea di una sistemazione più idonea – dice anche il sindaco Antonino Ruggiano – è nata dalla constatazione che l'uso fatto sino ad ora della sala, adibita a manifestazioni e ad esposizioni di ogni tipo, non garantiva un minimo di tutela e di corretta conservazione per i reperti lapidei che nel tempo hanno subito danni irreversibili e una sensibile riduzione di numero."
"Quando mi interessai dello studio del medagliere, oggi esposto nelle raccolte del Museo Comunale – dice ancora Margherita Bergamini – scoprii che il processo di formazione delle stesse raccolte risaliva al 1611, data che lo pone tra i più antichi dell'Umbria, e che il nucleo più antico della raccolta è rappresentato proprio dal lapidario. Ma l'interesse per le antiche scritture qui arrivò molto tempo prima che nel resto della regione, in quanto già nel quindicesimo secolo ci fu un ritrovamento che accese le curiosità e gli intelletti. Fu ritrovata presso il tempio di San Fortunato la famosa base con iscrizione ex voto 'Pro Salute coloniae et ordinis decuriorum et populi Tudertis' della quale subito fu colta l'importanza ai fini dell'esaltazione della storia patria."E i pezzi forti della collezione? Un pulpito rinascimentale di ottima fattura creato per il Tempio bramantesco della Consolazione, un capitello incompiuto per San Fortunato.
Lapidi tombali e sarcofagi, are e testine, inoltre gli stemmi di governatori e capitani del popolo, di papi e cardinali, questi appesi sulla facciata dell'antico Palazzo dei Priori, poi dal 1400 del Governatore Pontificio, dove ancora oggi è possibile vedere sulla parete i ganci che li sorreggevano. Gli stemmi appartenevano al cardinale Giulio Montefeltro della Rovere e al papa Giulio III Ciocchi dal Monte o ad altri. Il 14 febbraio 1798, con l'Istituzione della Repubblica Romana, i giacobini tuderti li staccarono, in quanto simboli del potere Papale.
Ma c'è un'altra chicca. Il quadrato magico di origine romana del "Sator Arepo Tenet Opera Rotas", la più famosa scrittura palindroma, cioè che si legge in tutti i sensi, e che una traduzione letterale spiega così:
"Il seminatore con il carro tiene con cura le ruote."
domenica 14 giugno 2009
Massa Martana: monumenti e storia del Comune di Massa Martana in Umbria
Fondata in epoca romana, dell'antica Vicus Martis restano il Ponte Fonnaia (I sec. d.C.) e alcune tombe. Il borgo attuale fu fortificato e cinto di mura di protezione tra l'XI e il XII secolo.
Distrutto durante le invasioni barbariche, venne nuovamente ricostruito dagli Arnolfi.
Il centro storico di Massa Martana, ancora ben protetto dalle mura castellane, è caratterizzato da edifici di grande interesse.
Nella piazza principale sorge la Chiesa di San Felice, dedicata al patrono della città.
Poco distante, lungo il Corso, si trova il Palazzo Comunale: di origini cinquecentesche, fu ristrutturato nel corso del XIX secolo e dotato di una slanciata torre campanaria.
Di fronte si può ammirare la Chiesa di San Sebastiano: al suo interno è custodita una raffinata tela raffigurante la Madonna con Bambino e angeli tra San Felice e San Sebastiano.
Il territorio comunale ospita altri edifici religiosi; tra quelli più antichi e di maggiore interesse segnaliamo: la Chiesa di Santa Maria in Pantano, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa di Santa Maria della Pace, la Chiesa di Santa Illuminata, l'Abbazia di Santa Maria dei Viepri, quella di San Faustino e, infine, l'Abbazia dei Santi Fidenzio e Terenzio.
Visualizzazione ingrandita della mappa
sabato 28 febbraio 2009
Rassegna Antiquaria d'Italia 10-19 Aprile 2009
Rassegna Antiquaria d'Italia XLI Edizione Todi
Palazzo Landi Corradi 10-19
Aprile 2009
Quattro grandi eventi, quattro storiche location, un unico biglietto. All'interno delle iniziative culturali, promosse dalla Primavera Tuderte, dal 10 al 19 aprile 2009 torna l'atteso appuntamento con la Rassegna Antiquaria d'Italia, tra le più antiche e prestigiose mostre d'antiquariato nazionali. L'evento clou di questa 41sima edizione si tiene a Palazzo Landi Corradi, storico edificio che sorge nel cuore del borgo medievale di Todi. Una selezionata cerchia di gallerie antiquarie italiane porteranno in mostra mobili di pregio, dipinti antichi, argenti, sculture lignee, tessuti, tappeti, arazzi di elevato valore e ceramiche arcaiche per accompagnare collezionisti, esperti, ma anche semplicemente appassionati, in un affascinante viaggio tra le meraviglie del nostro patrimonio artistico e culturale. Parallelamente alla mostra mercato, anche tre iniziative collaterali che prenderanno vita nelle sale di Palazzo del Popolo, della Chiesa dell'Annunziatina e del Monastero delle Lucrezie: "Il Segno" L'imprimatur dei grandi Maestri di arte moderna: Picasso, De Chirico e Marini. In esposizione circa 40 opere originali di grafica antica dei grandi maestri. "Il cashmere" Le migliori collezioni moda del più pregiato dei filati. Percorsi storici, showroom e serate a tema dedicati alla maestria delle rinomate produzioni umbre di cashmere.
"Grand tour – La pittura del Paesaggio."La luce e i colori della bell'Italia rivivono nelle opere e nei souvenir dell'800 napoletano, romano e toscano. Con biglietto unico, sarà possibile visitare tutti i quattro percorsi, che restano aperti al pubblico nei giorni feriali dalle ore 15 alle 20, mentre nei festivi e prefestivi dalle 10 alle 20.
Dal 10 al 19 aprile 2009 a Palazzo Landi Corradi di Todi
Rassegna antiquaria d'Italia a Todi: dal 10 al 19 aprile 2009, nell'ambito delle iniziative culturali promosse dalla Primavera Tuderte, torna l'atteso appuntamento con la Rassegna Antiquaria d'Italia, una tra le più antiche e prestigiose mostre d'antiquariato nazionali, la cui XLI edizione si tiene a Palazzo Landi Corradi, storico edificio che sorge nel cuore del borgo medievale di Todi.
Una selezione di prestigiose gallerie antiquarie italiane porteranno in mostra mobili di pregio, dipinti antichi, argenti, sculture lignee, tessuti, tappeti, arazzi di elevato valore e ceramiche arcaiche per accompagnare collezionisti, esperti, ma anche semplicemente appassionati, in un affascinante viaggio tra le meraviglie del nostro patrimonio artistico e culturale.
Parallelamente alla mostra mercato, prenderanno vita altre tre iniziative collaterali in tre splendide location nel centro storico di Todi:
"Il Segno" L'imprimatur dei grandi Maestri di arte moderna: Picasso, De Chirico e Marini.
In esposizione circa 40 opere originali di grafica antica dei grandi maestri nella Chiesa della Nunziatina "Il cashmere" Le migliori collezioni moda del più pregiato dei filati.
Percorsi storici, showroom e serate a tema dedicati alla maestria delle rinomate produzioni umbre di cashmere in esposizione nel Monastero delle Lucrezie "L'Italia in punta di pennello – La pittura dell'800."La luce e i colori dei paesaggi italiani rivivono nelle opere dei pittori italiani e degli stranieri nell' 800 esposte nella Sala delle Pietre di Palazzo del Popolo
Biglietto di ingresso unico: € 10,00
valido per i quattro eventi della Primavera Tuderte 2009
Orario di apertura esposizioni:
giorni feriali: dalle 15,00 alle 20,0
giorni festivi e prefestivi: dalle 10,00 alle 20,00.
www.rassegnaantiquariaditalia.it
Museo Pinacoteca di Todi
www.sistemamuseo.it
Per informazioni turistiche:
Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica del Comprensorio Tuderte
Piazza del Popolo, 38-39 - 06059 Todi (Pg)
Tel.075.8956227 - 075.8942526 - 075.8945416
info@iat.todi.pg.it
mercoledì 1 ottobre 2008
Il Vicus Martis a Massa Martana
Gli scavi compiuti in estate dal gruppo di 10 studenti dell'Università americana di Drew nel New Jersey lo confermano.
"Gli scavi - spiega il professor John Muccigrosso che ha guidato i lavori - dimostrano che c'era un insediamento di un periodo compreso tra l'Età augustea e il IV secolo.Si dovrà continuare a lavorare e, ovviamente, a scavare, ma sicuramente non prima della prossima estate.
Le prospezioni sul terreno che abbiamo fatto ci hanno poi convinto che ci fossero nuove strutture, un'ipotesi che il secondo scavo sta confermando.
Ormai è abbastanza chiaro che proprio in questo posto ci fosse il Vicus Martis, ma ancora non possiamo dire con certezza che dimensione potesse avere."
Fino ad allora l'area verrà protetta.
"Contiamo di tornare anche il prossimo anno - dice Muccigrosso - per continuare a scavare sempre con i campi estivi degli studenti americani.Di questo si è parlato domenica al Centro di documentazione dei Monti Martani nel complesso di Santa Maria della Pace nella conferenza
A quel punto avremo un'idea più chiara."
"La statio del Vicus Martis Tudertium nella via Flaminia."Una giornata tutta dedicata ai lavori di scavo del periodo estivo e nel corso della quale sono stati anche esposti alcuni dei pezzi che sono stati ritrovati.
"Abbiamo trovato - spiega il professor Muccigrosso - frammenti ceramici, monete e alcuni vetri. Tutto materiale utile per la datazione."Un risultato più che soddisfacente visto che i dieci studenti dell'Università di Drew hanno scavato solamente per un mese impiegando gli altri due in attività di analisi e studio dei reperti ritrovati.
Come anticipato dal professor Muccigrosso è molto probabile che i lavori di scavo riprendano il prossimo anno per continuare per ancora alcune estati.
Fino a scoprire tutti i segreti dell'antico Vicus Martis.
sabato 16 agosto 2008
Mostra mercato della ceramica contemporanea denominato 'Terra Citernae'
E' proprio da questo luogo che proviene, infatti, l'argilla usata d agli artigiani ceramisti derutesi.
"La cava di Fanghille, la cui argilla risulta tra le più pregiate per la lavorazione ceramicola nazionale e internazionale - si legge nella locandina della mostra - ha offerto agli artisti una materia indispensabile estratta e lavorata proprio a Citerna".Forte, quindi, il legame che unisce la città della ceramica a questo piccolo borgo che domina l'alta valle del Tevere e che, seppur indirettamente, ha contribuito a rendere importante il nome di Deruta.
Ed è sulla base di questo antico legame che si spiega la collaborazione e la presenza di Deruta e degli artigiani che, per tutta la durata della manifestazione, saranno presenti a Citerna con degli stand e potranno esibire le proprie produzioni sottoponendole all'occhio critico dei tanti visitatori che hanno affollato e che continuano a visitare l'esposizione.
"Per noi - dicono gli artigiani derutesi - la partecipazione a queste manifestazioni è di vitale importanza, sia per contribuire a rendere alto e ancora più importante il nome di Deruta, sia per cercare di avvicinare quante più persone possibili alla nostra produzione".L'obiettivo che si propone questa mostra è quello di far riscoprire il valore di una tradizione ancora viva e quello di offrire una testimonianza tangibile della potenzialità della ceramica.
"La partecipazione a manifestazioni di questo genere - continuano gli artigiani - ci garantisce una vetrina importante capace di dare visibilità alla nostra attività e alle nostre produzioni e ci consente di creare contatti e legami significativi con potenziali clienti o eventuali appassionati e studiosi".La presenza della città della ceramica se da un lato ha consentito agli artigiani derutesi di esibire i propri prodotti, dall'altro ha consentito a Citerna di affiancare il suo nome a uno dei centri più importanti e significativi nel campo della ceramica artistica tradizionale italiana e mondiale.
Un intero paese, quindi, che per quindici giorni è diventato la sede delle botteghe artigiane offrendo un connubio tra passato e presente e regalando ai visitatori continue dimostrazioni dal vivo della manipolazione al tornio, della decorazione e della lavorazione del raku il tutto anche grazie alla presenza di alcuni artigiani derutesi.
sabato 9 agosto 2008
Le cisterne romane di Todi

Parallelamente allo sviluppo urbanistico di superficie di Todi si venne a creare una complessa struttura sotterranea di pozzi, cunicoli e cisterne, aventi il duplice scopo di provvedere all'approvvigionamento idrico e di drenare ed incanalare le acque sotterranee per evitare fenomeni franosi. Questa rete idrica continuò ad essere utilizzata, grazie anche a numerosi interventi di manutenzione, fino alla costruzione dell'acquedotto moderno nel 1925.
La fase più interessante della storia dei cunicoli è forse quella relativa al XIII sec, quando la radicale trasformazione dell'assetto urbano della città provocò seri problemi di rifornimento idrico. Per far fronte alla situazione in questo periodo si costruì un nuovo acquedotto con cannelli di piombo adducendo acqua dal Campidoglio (il punto più alto della città) fino alle cisterne di piazza ritrovate a seguito dei lavori di ripavimentazione iniziati nel 1262.
Nel 1859 Leandro Astancolle ingegnere comunale, disegnò una planimetria del centro storico censendo ben 484 pozzi (oggi se ne conoscono più di 500) e cunicoli delineando il percorso di quelli antichi risalenti a epoche diverse. Questi erano collegati mediante aperture di sfioro al sistema dei cunicoli più recenti secondo la tipologia “a cielo aperto” e “in galleria” realizzati prevalentemente nelle zone terrazzate parallelamente al riempimento dei terrapieni in modo da moderare, grazie alla loro azione drenante, le forti pressioni dovute alla spinta delle acque sulle mura, o, nel secondo caso, scavando le gallerie all'altezza della falda incanalando le acque per rifornire la città.
In epoca romana tutto il sistema di approvvigionamento idrico di Todi si basò intorno alle dodici cisterne per la maggior parte sottostanti l’antica agorà oggi occupata prevalentemente dalla Piazza del Popolo. Furono costruite interamente in calcestruzzo ad eccezione di alcuni muri divisori in laterizio; la comunicazione tra i vani per la periodica pulizia fu così assicurata da aperture con copertura a volta situati lungo l'asse centrale, ma non perfettamente allineati tra loro per evitare la formazione di correnti. All'interno si possono osservare tecniche edilizie diverse a causa dei restauri effettuati in varie epoche che devono aver interessato anche la pavimentazione della piazza.
Nel 1994 durante alcuni lavori sono state casualmente localizzate altre cisterne (denominate "Cisterne Nuove") situate sotto la Via del Monte nella zona occidentale della Piazza del Popolo e una tabaccheria d’angolo con caratteristiche molto simili a quelle già esplorate. Una apertura naturale ed una stretta scalinata fino al manto stradale permetteranno tra breve la visitabilità delle stesse.
L'immagine dal sito naturamediterraneo.com