"Da quando abbiamo preso le redini dell'amministrazione della città - spiega l'assessore ai Lavori pubblici, Antonio Serafini sul blog del consigliere comunale Mario Epifani - ci sono pervenute centinaia di segnalazioni per il parco della Rocca. In particolare i problemi lamentati dai tantissimi genitori e bambini che lo frequentano si riferiscono alle pavimentazioni in legno, agli arredi, ai giochi e in generale allo stato di incurie spesso accresciuto dai numerosi atti vandalici causati dai soliti imbecilli. Nel corso di questi anni si è più volte intervenuti sostituendo alcune parti del tavolato di pavimentazione e sistemando di volta in volta i danni arrecati agli arredi.Vista però l'importanza che il parco della Rocca riveste per l'intera città, per chi la vive e per i turisti che la visitano, anche dietro le innumerevoli e giuste sollecitazioni del sindaco Ruggiano, si è deciso di inserire nel piano delle opere pubbliche 2011 un lavoro di radicale miglioramento del Parco. Le opere programmate e previste cambieranno il volto di questa stupenda parte di Todi e potranno essere eseguite, come detto, solo dopo l’approvazione del bilancio preventivo 2011 e non prima comunque di avere espletato le doverose procedure della gara di appalto."Intanto sono terminati i lavori presso il Palazzo di piazza di Marte su cui il Comune ha investito 1 milione e 200mila euro e sabato prossimo ci sarà l'inaugurazione dei locali che a breve ospiteranno il servizio Tecnico e Urbanistica ora ubicato in via del Crocifisso.
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mercoledì 6 aprile 2011
Lamentele sulle condizioni del Parco della Rocca
Il Parco della Rocca di Todi, il parco pubblico più importante della città anche perché costituisce una vera rarità vista l'ubicazione, da anni ormai non viene curato adeguatamente suscitando numerose proteste da parte dei cittadini che lo frequentano. I problemi dipendono dalla manutenzione non troppo puntuale, ma anche dal fatto che il parco è spesso interessato da veri e propri "raid" di piccoli teppisti che distruggono tutto quello che trovano: panchine, lampioni, giochi dei bambini, arredo urbano. Dall'esigenza di ridare alla Rocca un'immagine adeguata al servizio che svolge e al pregio storico e architettonico che la riguarda nasce il progetto dell'amministrazione comunale di riqualificare il sito attraverso uno stanziamento comunale di 160mila euro che sarà contenuto nel prossimo bilancio di previsione che arriverà a breve in Consiglio.
mercoledì 12 gennaio 2011
Allarme per il sottosuolo della città
"Todi ha un tesoro sotto i piedi", disse un assessore qualche anno fa, e ogni iniziativa del Gruppo speleologico o di Urban Divers, lo conferma. Ultima iniziativa la mostra "L‘acqua dei Nobili" che ha chiuso i battenti idomenica, con grande soddisfazione degli organizzatori per il numero dei visitatori e per il rilievo avuto nei mezzi di comunicazione. Una iniziativa organizzata grazie all‘apporto volontario di molti speleologi e subacquei e alla disponibilità del proprietario del palazzo Carlo Pensi da sempre vicino alle iniziative del gruppo speleologico di Todi.
Del resto nessuno ha messo in evidenza come le cisterne di piazza del Popolo non siano più agibili per i turisti e nessuno ancora ha spiegato il perché. Alcuni anni fa pensavamo di poter coinvolgere il Comune in una operazione di ricerca e valorizzazione del patrimonio sotterraneo, unico nel suo genere, ma al di là del contentino di una riunione informale poi nella sostanza i due assessori presenti si sono dimenticati delle urgenze loro comunicate. Infatti, dopo aver investito somme ingentissime per la salvaguardia del colle, sono ancora oggi presenti situazioni di rischio e di abbandono che ancora una volta ci permettiamo di evidenziare". L'elenco è quanto mai dettagliato. Area della Rocca: mancata bonifica parte sottostante i vecchi bagni pubblici demoliti, mancato approntamento di un piano di valorizzazione e tutela (l‘area è stata oramai identificata come discarica!), elemento di pericolo per essere sovrastante la via di accesso al centro storico. Situazione di dissesto-infiltrazioni nel cosiddetto muro etrusco inferiore. Dissesto muro nei pressi di Porta Orvietana. Segni di scollamento Porta Orvietana. Pozzo del Palazzo dei Priori- impossibilità di controllo lesione delle fondazioni. Porta Perugina-Porta Romana: Divieto di coltivazione nei pressi delle mura. Monastero delle Milizie: stato di abbandono e crolli nell’area sovrastante l‘ex Mattatoio. Terreni a monte delle fontane Scannabecco , segni di lesioni e scollamenti".
"Durante il periodo di apertura - dice Maurizio Todini, presidente di Urban Divers - sono stati molti i tuderti che ci hanno chiesto quali iniziative avremmo intrapreso per valorizzare il patrimonio geologico, archeologico e storico messo in risalto e documentato da questa ricerca. La risposta è in una nota indirizzata a chi può realmente cogliere l‘occasione per avviare un progetto di tutela e valorizzazione. In primis l‘amministrazione comunale, il sindaco e l‘assessore alla Cultura, ai quali chiediamo di dare un segno tangibile del loro amore per la Città ed in particolare per la sua storia cercando un dialogo che sia produttivo di scelte condivise. Noi siamo preoccupati ed allarmati, e non è la prima volta che lo affermiamo pubblicamente, rispetto alle priorità date in questa nostra città per quel che riguarda la tutela del patrimonio culturale".La preoccupazione sta nel constatare di continuo, durante le esplorazioni, un progressivo deterioramento del sistema di drenaggi antichi, (nel caso oggetto della mostra il crollo del cunicolo sotto piazza Garibaldi e l‘ostruzione del cunicolo di sfioro del Pozzo della Torre in direzione del parcheggio dell’hotel Fonte Cesia). Allarme anche per i fenomeni di scollamento e cedimento del terreno in varie aree, le stesse oggetto di crolli in epoche lontane, che vengono interpretati e di conseguenza trattati come episodi e non come segnali preoccupanti di un sistema di drenaggio collassato. "e allora - sostiene Todini - ecco gli interventi tampone sul viadotto dei giardini e le transenne in via del mercataccio.
Del resto nessuno ha messo in evidenza come le cisterne di piazza del Popolo non siano più agibili per i turisti e nessuno ancora ha spiegato il perché. Alcuni anni fa pensavamo di poter coinvolgere il Comune in una operazione di ricerca e valorizzazione del patrimonio sotterraneo, unico nel suo genere, ma al di là del contentino di una riunione informale poi nella sostanza i due assessori presenti si sono dimenticati delle urgenze loro comunicate. Infatti, dopo aver investito somme ingentissime per la salvaguardia del colle, sono ancora oggi presenti situazioni di rischio e di abbandono che ancora una volta ci permettiamo di evidenziare". L'elenco è quanto mai dettagliato. Area della Rocca: mancata bonifica parte sottostante i vecchi bagni pubblici demoliti, mancato approntamento di un piano di valorizzazione e tutela (l‘area è stata oramai identificata come discarica!), elemento di pericolo per essere sovrastante la via di accesso al centro storico. Situazione di dissesto-infiltrazioni nel cosiddetto muro etrusco inferiore. Dissesto muro nei pressi di Porta Orvietana. Segni di scollamento Porta Orvietana. Pozzo del Palazzo dei Priori- impossibilità di controllo lesione delle fondazioni. Porta Perugina-Porta Romana: Divieto di coltivazione nei pressi delle mura. Monastero delle Milizie: stato di abbandono e crolli nell’area sovrastante l‘ex Mattatoio. Terreni a monte delle fontane Scannabecco , segni di lesioni e scollamenti".
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lunedì 31 agosto 2009
I cittadini di Olmeto e i video degli sversamenti nel torrente Genna
"I cittadini di Olmeto, che ormai da tempo hanno dato vita ad un Comitato, hanno avuto come ultimo riscontro delle loro innumerevoli denunce, la possibilità di filmare gli sversamenti avvenuti di nascosto dalle lagune direttamente nel torrente Genna, fatto questo da sempre sospettato, ma continuamente negato da amministrazione comunale e Sia."Giulietto Vinti prende la parola, nella sala della Partecipazione della Provincia e cala il suo asso.
Una denuncia bella e buona per la quale, c'è da ritenere, sarà chiamato, se non lo farà autonomamente, dalla procura o dai carabinieri del Noe.
La prova - secondo le sue affermazioni - che l'impianto di Olmeto è un'altra, terribile, devastante, bomba ecologica.
"Combatteremo fino alla morte" - recita uno striscione appoggiato al tavolo. E tanto per mostrare di avere in mano non solo assi, ma anche carichi da undici, aggiunge:
"L'amministrazione comunale di Marsciano, che nonostante tutto quello che avviene continua a tradire la sua funzione di controllo, in piena sintonia col gestore dell'impianto, ha dovuto risolvere il problema delle acque azotate.Vinti, portavoce del
Queste ultime sono state invasate utilizzando laghetti collinari privati nella zona di Papiano e Castello delle Forme.
Sebbene la manovra sia stata condotta con la massima discrezione e rapidamente, tenendo ovviamente all'oscuro i cittadini, la notizia non ha tardato a circolare anche per merito del forte disagio dovuto ai miasmi generati dagli invasi stessi..."
"Comitato marscianese di Coordinamento per la qualità ambientale del territorio", sottolinea come i cittadini si siano subito organizzati e che siano state già raccolte 500 firme di protesta.
"Quello che prima era solo un problema di Olmeto - afferma - ora si sta allargando a macchia d'olio e oltre alle frazioni di Papiano e Castello delle Forme, sono direttamente coinvolte anche Spina, Sant'Elena e San Valentino della Collina."L'ultimo assalto mira al cuore del problema e lascia sorgere ulteriori inquietanti interrogativi:
"All'impianto di Olmeto vengono ammessi da tempo apporti esterni al territorio di Marsciano.Vinti, come Granocchia per la realtà di Bettona, attacca la giunta regionale, oltre al Comune di Marsciano, che non si sarebbe mossa nonostante le sollecitazioni e le lettere inviatele per metterla a conoscenza della problematica ("Pesante tara ambientale per il territorio marscianese").
Non solo liquami da impianti suinicoli, ma anche da quelli avicoli e di recente addirittura sangue da macellazione e urine dagli ospedali.
É stato notato anche un camion con targa tedesca, sul posto...."
Nel corso della conferenza stampa, Vinti ha distribuito la fotocopia di una missiva, datata 21 settembre 2007, indirizzata proprio alla "gentile governatrice" della Regione dell'Umbria dove si legge:
"Voluto fortemente dall'amministrazione comunale di Marsciano a cavallo degli anni '70 e '80 (amministrazione Cappuccelli), come impianto sperimentale che associa alla depurazione la produzione di energia elettrica, sconta limiti tecnici e gestionali che nel corso del tempo si sono palesati sempre più gravemente per varie ragioni tra cui quella forse più importante, il decadimento del processo depurativo che il povero bilancio economico dell'impianto stesso non riesce degnamente a contrastare.
Se non fossero intervenute, infatti, risorse finanziarie esterne al bilancio, l'impianto sarebbe ormai fermo da lungo tempo.
Come saprà, il decadimento del processo depurativo compromette la fase finale del ciclo depurativo fondata sullo spargimento delle acque di risulta su terreni ad uso agricolo.
Tali acque hanno ormai un tenore di azoto eccessivo per permetterne lo spargimento e nelle aree agricole in cui lo stesso è stato forzato la fertilità è stata compromessa gravemente"
giovedì 23 luglio 2009
Il nuovo depuratore di Todi
Guerra a Todi per il nuovo depuratore. A dichiararla l'opposizione di centrosinistra in consiglio comunale che raccoglie l'appello e la protesta di alcuni proprietari terrieri destinatari di lettere che l'amministrazione comunale avrebbe inviato per iniziare le pratiche di esproprio per la costruzione del nuovo impianto.
In attesa del completamento dell'iter per acquisire il terreno, sono comunque già iniziati i sondaggi per la costruzione del depuratore comunale.
Dopo le aspre polemiche che investirono la precedente amministrazione di centro sinistra guidata da Catiuscia Marini, che aveva individuato quale area per la costruzione dell'impianto la piana di Ilci-Montemolino, idea poi abbandonata a favore di un potenziamento di un impianto sito a Pian dei Mori, località vicina a Pian di Porto, anche questa soluzione passata nel dimenticatoio, ora si parla di un nuovo sito inedito.
L'impianto "s'ha da fare" e le polemiche legate alla sua realizzazione investono l'amministrazione di turno. Ovviamente a polarità invertite. L'altra volta ad attaccare era la destra ora è la sinistra, in mezzo la necessità dell'impianto. Infatti per la costruzione del nuovo grande depuratore al servizio di buona parte del comune di Todi - si parla di un impianto tarato per 20 mila abitanti equivalenti - il luogo individuato si trova all'incrocio tra la strada statale che porta al lago di Corbara quindi ad Orvieto, e quella che conduce nelle frazioni di Asproli e Porchiano.
Il progetto prevederebbe che lì, grazie alla realizzazione di lunghe linee di adduzione, verrebbero convogliati i reflui di quasi tutto l'intero territorio comunale, fatta eccezione per quelli della zona di Pantalla, dove è stato già previsto un impianto autonomo per servire il nuovo ospedale comprensoriale insieme a tutta l'area residenziale e industriale presente.
É previsto inoltre che gli scarichi degli altri depuratori esistenti nel territorio comunale verrebbero convogliati verso la nuova maxi struttura da costruirsi appunto a ridosso del Tevere in prossimità del lago di Corbara, con un riordino complessivo del sistema fognario parte integrante dell'intervento. Lo studio di fattibilità redatto da Umbra Acque
In attesa del completamento dell'iter per acquisire il terreno, sono comunque già iniziati i sondaggi per la costruzione del depuratore comunale.
Dopo le aspre polemiche che investirono la precedente amministrazione di centro sinistra guidata da Catiuscia Marini, che aveva individuato quale area per la costruzione dell'impianto la piana di Ilci-Montemolino, idea poi abbandonata a favore di un potenziamento di un impianto sito a Pian dei Mori, località vicina a Pian di Porto, anche questa soluzione passata nel dimenticatoio, ora si parla di un nuovo sito inedito.
L'impianto "s'ha da fare" e le polemiche legate alla sua realizzazione investono l'amministrazione di turno. Ovviamente a polarità invertite. L'altra volta ad attaccare era la destra ora è la sinistra, in mezzo la necessità dell'impianto. Infatti per la costruzione del nuovo grande depuratore al servizio di buona parte del comune di Todi - si parla di un impianto tarato per 20 mila abitanti equivalenti - il luogo individuato si trova all'incrocio tra la strada statale che porta al lago di Corbara quindi ad Orvieto, e quella che conduce nelle frazioni di Asproli e Porchiano.
Il progetto prevederebbe che lì, grazie alla realizzazione di lunghe linee di adduzione, verrebbero convogliati i reflui di quasi tutto l'intero territorio comunale, fatta eccezione per quelli della zona di Pantalla, dove è stato già previsto un impianto autonomo per servire il nuovo ospedale comprensoriale insieme a tutta l'area residenziale e industriale presente.
É previsto inoltre che gli scarichi degli altri depuratori esistenti nel territorio comunale verrebbero convogliati verso la nuova maxi struttura da costruirsi appunto a ridosso del Tevere in prossimità del lago di Corbara, con un riordino complessivo del sistema fognario parte integrante dell'intervento. Lo studio di fattibilità redatto da Umbra Acque
" sarebbe attualmente al vaglio dei soggetti ed enti locali preposti.
E già si sono accese le prime polemiche e le prime reazioni, malgrado la zona individuata non sia molto antropizzata.
Le osservazioni critiche riguardano il fatto che il nuovo depuratore verrebbe costruito ai confini del parco fluviale del Tevere e di Siti di interesse comunitario, con gravi rischi per l'ecosistema.
Altri hanno sottolineato che le condutture di adduzione saranno stese lungo il Naia, in luoghi dove esistono problemi di dissesto idrogeologico e di esondabilità, con possibilità di danneggiamento delle opere e conseguente inquinamento ambientale.
domenica 3 maggio 2009
Percorso verde Pontenuovo - Deruta
Di corsa da Pontenuovo a Deruta. É in programma per questa mattina, a partire dalle 9,30, l'inaugurazione del nuovo percorso "verde", un vero e proprio collegamento dedicato agli amanti del jogging e a tutti coloro che vorranno regalarsi una sana passeggiata all'aria aperta lungo le sponde del Tevere.
Da Pontenuovo a Deruta, infatti, il percorso giunge fino alla località derutese di Vincara e consente agli appassionati di poter percorrere un lungo tratto senza alcuna interruzione di sorta e in completa tranquillità.
Grazie al completamento dell'opera da parte della Comunità Montana Monti del Trasimeno che è riuscita a portare a termine i lavori rispettando la tabella di marcia, l'amministrazione comunale della città della ceramica potrà aprire al pubblico il percorso e regalare ai cittadini un'area verde sicura ed accessibile a tutti.
Il raduno per i partecipanti alla manifestazione è fissato per le 9,30, nel parcheggio di Pontenuovo, adiacente il ponte sul Tevere e antistante l'inizio del percorso, dove le autorità comunali, insieme al presidente della Comunità Montana, Massimo Bianchi, e all'assessore regionale all'ambiente, Lamberto Bottini, daranno il via alla manifestazione podistica a passo libero, amatoriale, organizzata in collaborazione con l'associazione di volontariato onlus Azione Civica.
Un modo, questo, per vivere a pieno il territorio e per trascorrere delle ore piacevoli a passeggiare o correre lungo il Tevere.
Il completamento di quest'opera si inserisce in un piano di lavoro molto più complesso che ha anche toccato la frazione di San Nicolò di Celle.
Qui, infatti, l'amministrazione comunale ha provveduto alla sistemazione di un'altra area verde, che si trova in via del Garofano, da anni abbandonata a se stessa.
Da Pontenuovo a Deruta, infatti, il percorso giunge fino alla località derutese di Vincara e consente agli appassionati di poter percorrere un lungo tratto senza alcuna interruzione di sorta e in completa tranquillità.
Grazie al completamento dell'opera da parte della Comunità Montana Monti del Trasimeno che è riuscita a portare a termine i lavori rispettando la tabella di marcia, l'amministrazione comunale della città della ceramica potrà aprire al pubblico il percorso e regalare ai cittadini un'area verde sicura ed accessibile a tutti.
Il raduno per i partecipanti alla manifestazione è fissato per le 9,30, nel parcheggio di Pontenuovo, adiacente il ponte sul Tevere e antistante l'inizio del percorso, dove le autorità comunali, insieme al presidente della Comunità Montana, Massimo Bianchi, e all'assessore regionale all'ambiente, Lamberto Bottini, daranno il via alla manifestazione podistica a passo libero, amatoriale, organizzata in collaborazione con l'associazione di volontariato onlus Azione Civica.
Un modo, questo, per vivere a pieno il territorio e per trascorrere delle ore piacevoli a passeggiare o correre lungo il Tevere.
"Crediamo - spiegano dall'associazione di volontariato di San Nicolò di Celle Azione Civica - che anche questa manifestazione possa significare un positivo momento di aggregazione sociale."Al termine della giornata dedicata all'inaugurazione del percorso Pontenuovo-Deruta a tutti i partecipanti sarà offerta una merenda.
Il completamento di quest'opera si inserisce in un piano di lavoro molto più complesso che ha anche toccato la frazione di San Nicolò di Celle.
Qui, infatti, l'amministrazione comunale ha provveduto alla sistemazione di un'altra area verde, che si trova in via del Garofano, da anni abbandonata a se stessa.
"Siamo convinti - ha commentato il vicesindaco Battistelli - che il recupero di questi spazi è importante per migliorare la qualità della vita dei cittadini ed è proprio in virtù di questo che sono state fatte e continueremo a prendere scelte analoghe in tutte le frazioni del territorio".
mercoledì 26 novembre 2008
Una commissione sul biodigestore
Un ruscello di liquame che corre fino a un fosso che si getta nel torrente Genna. Lo hanno scoperto domenica mattina alcuni cittadini di San Valentino della Collina, che abitano al vocabolo Vallone.
Durante la notte una puzza più forte del solito li aveva allertati e al mattino hanno trovato il "colpevole".
Almeno secondo loro. Prendendo una traversa della strada vicinale che collega la provinciale al biodigestore di Olmeto, hanno notato che vicino a un pozzetto di rilancio, che "gestisce" l'invio dei liquami dalle stalle al biodiogestore, fuoriusciva liquido scuro che, formando un piccolo ruscello, finiva nel fosso a valle.
Fatta la scoperta hanno avvisato la polizia municipale e il Movimento per la qualità della vita. Rappresentanti dei quali sono giunti sul posto per verificare l'entità dell'accaduto. Sembra che la causa sia soprattutto nella rottura di un tubo poco distante dal pozzetto. Tubazione che trasporta liquami. Nella serata di domenica, sul posto è pure arrivata la polizia provinciale. Sui risultati delle indagini, nulla è stato detto. I rappresentanti del movimento raccontano anche che un caso simile si è verificato la domenica precedente a Olmeto.
Alle prime ore del mattino (circa le sei) alcuni hanno avvertito uno scoppio e poi la diffusione di una puzza insolita.
Lunedì sera, intanto, il consiglio comunale ha deciso come procedere per verificare lo stato della situazione relativa al biodigestore.
"Bocciata" l'idea di Proposta Marsciano di costituire una commissione specifica, allargata al Movimento per la qualità della vita e ad alcuni tecnici.
La commissione è stata costituita, ma mettendo insieme la Prima e la Seconda commissione permanente consiliare.
Sarà questa commissione che dovrà indicare la strada da seguire: ristrutturazione, ampliamento o chiusura del biodigestore.
Durante la notte una puzza più forte del solito li aveva allertati e al mattino hanno trovato il "colpevole".
Almeno secondo loro. Prendendo una traversa della strada vicinale che collega la provinciale al biodigestore di Olmeto, hanno notato che vicino a un pozzetto di rilancio, che "gestisce" l'invio dei liquami dalle stalle al biodiogestore, fuoriusciva liquido scuro che, formando un piccolo ruscello, finiva nel fosso a valle.
Fatta la scoperta hanno avvisato la polizia municipale e il Movimento per la qualità della vita. Rappresentanti dei quali sono giunti sul posto per verificare l'entità dell'accaduto. Sembra che la causa sia soprattutto nella rottura di un tubo poco distante dal pozzetto. Tubazione che trasporta liquami. Nella serata di domenica, sul posto è pure arrivata la polizia provinciale. Sui risultati delle indagini, nulla è stato detto. I rappresentanti del movimento raccontano anche che un caso simile si è verificato la domenica precedente a Olmeto.
Alle prime ore del mattino (circa le sei) alcuni hanno avvertito uno scoppio e poi la diffusione di una puzza insolita.
Lunedì sera, intanto, il consiglio comunale ha deciso come procedere per verificare lo stato della situazione relativa al biodigestore.
"Bocciata" l'idea di Proposta Marsciano di costituire una commissione specifica, allargata al Movimento per la qualità della vita e ad alcuni tecnici.
La commissione è stata costituita, ma mettendo insieme la Prima e la Seconda commissione permanente consiliare.
Sarà questa commissione che dovrà indicare la strada da seguire: ristrutturazione, ampliamento o chiusura del biodigestore.
lunedì 3 novembre 2008
Il biodigestore crea solo danni da 20 anni
Negli ultimi mesi il biodigestore di Olmeto è tornato prepotentemente alla ribalta. Di sicuro il ventennale impianto non è più all'altezza della situazione. Lo dimostra il fatto che sono all'esame degli amministratori ben cinque ipotesi di progetto. Lo dice anche il piano triennale sfornato dalla giunta dove sono iscritti 10milioni di euro per l'ammodernamento dell'impianto.
Di sicuro c'è anche che sia fuori che dentro il municipio le soluzioni sono diverse. E a volte anche opposte. Soprattutto sul paventato rischio che diventi un luogo di smaltimento regionale. Una ipotesi che certamente non trova l'accordo di quasi nessuno e anzi mette paura ai residenti in zona, che chiedono chiarezza.
Ma cosa ne pensano i cittadini che ci convivono? Paola Baldoni abita a San Valentino della Collina, proprio al centro del paese.
Di sicuro c'è anche che sia fuori che dentro il municipio le soluzioni sono diverse. E a volte anche opposte. Soprattutto sul paventato rischio che diventi un luogo di smaltimento regionale. Una ipotesi che certamente non trova l'accordo di quasi nessuno e anzi mette paura ai residenti in zona, che chiedono chiarezza.
Ma cosa ne pensano i cittadini che ci convivono? Paola Baldoni abita a San Valentino della Collina, proprio al centro del paese.
"Non è solo il fatto dei cattivi odori che lasciano i camion che trasportano maiali o reflui. Quelli svaniscono in pochi minuti. I disagi più grandi sono quando cambia il vento e i cattivi odori durano ore. Qui, poi, abbiamo anche il problema causato dalla fogna. Da quando hanno collegato quela dei nuovi palazzi, in alcune ore la puzza è insopportabile."Luana Lanari abita con marito e due figli al bivio di Olmeto, ma la casa rientra nella frazione di San Valentino della Collina.
"Le colpe sono da addebitare alla cattiva gestione del biodigestore e questo fin dai primi anni. Lo dimostra il fatto che i laghetti sono sempre pieni. L'estate non si respira e neanche d'inverno si vive bene. I camion ci passano davanti casa e lasciano cattivi odori che si aggiungono a quelli che provengono dal biodigestore e dagli stalloni.Artemio Paoletti abita a Spina, proprio sopra il biodigestore e nei pressi di un allevamento di migliaia di maiali.
Tutti i mezzi che si dirigono all'impianto passano attraverso i paesi."
"Oggi sui fondali delle lagune ci sono metalli pesanti, le falde sono inquinate con un danno incalcolabile per le colture pregiate di vino, olio e prodotti ortofrutticoli della zona e di quelle limitrofe."Giovanna Paoletti è nata a Sant'Elena dove torna alcuni mesi ad assistere gli anziani genitori.
"Quando passano le cisterne mi capita spesso di sentirmi male. Nausea, vomito, gonfiore e senso di soffocamento. Forse sono allergica a qualcosa che viene trasportato. Mi risulta anche che negli ultimi quindici anni ci sono stati dieci casi di tumore. Inoltre, ogni volta che qualche persona si innamora dei nostri luoghi, come ci passa qualche ora scappa per via della puzza.Marco Velloni, giovane imprenditore edile, abita a Olmeto.
Perché dobbiamo pagare questi disagi?."
"La presenza del biodigestore, oltre al danno ambientale, ha prodotto anche quello economico perché ha bloccato ogni possibilità di sviluppo delle zone limitrofe.Tra i più combattivi c'è Giulietto Vinti che abita poco distante dall'impianto.
Da venti anni, praticamente, non si costruiscono nuove abitazioni."
"Dopo venti anni, quello che doveva risolvere i problemi legati ai reflui animali, li ha ingigantiti.
Ne stiamo pagando le conseguenze in tutti i modi. E non è soltanto una questione di puzza. Magari fosse solo quello il problema."
lunedì 28 luglio 2008
Todi: il verde tendente al marrone
Dopo alcuni interventi, effettuati nella mattinata di ieri, nel parco della Rocca si è, almeno momentaneamente, interrotto il rapporto fra la Comunità Montana Monte Peglia Selva di Meana ed il Comune di Todi, non essendo stato rinnovata la convenzione che prevedeva, da parte della Comunità Montana, non solo la manutenzione del Parco della Rocca ma anche di tutto il verde pubblico del Colle di Todi.
Abbiamo cercato, invano, di contattare l’assessore ai Lavori Pubblici Antonio Serafini per sapere con maggiore precisione quali sono le difficoltà attuali, visto che un paio di mesi fa ci era stato garantito che per il rinnovo della convenzione era tutto a posto.
I maligni ipotizzano che ci sia un ritardo, non casuale, da parte della Regione, che dovrebbe sostenere l’impegno economico legato alla convenzione, cosa che è stata già fatta regolarmente per il Comune di Orvieto dove sono quotidianamente impegnati per la cura del verde e dei giardini un minimo di 14 operai della Comunità Montana.
Conoscere i motivi di questa, almeno apparente, disparità di trattamento e se ci sono possibilità di porvi rimedio in tempi brevi è compito che spetta ai nostri amministratori.
Ma è certo che l’assenza di una adeguata manutenzione al molto verde pubblico esistente nel nostro Comune, non si possono certo dimenticare anche le 37 frazioni, costituisce un problema molto grave.
Quasi inutile sottolineare l’importanza che ha il Parco della Rocca ma anche le altre molte zone di verde pubblico rivestono per Todi, che le deve considerare una ricchezza pari ai suoi beni monumentali.
Non si deve neanche dimenticare che, attualmente, la loro manutenzione è già al minimo.
Molto difficile ipotizzare anche soluzioni alternative, magari interne, per carenza di uomini e di mezzi.
Di conseguenza trovare il modo di rinnovare la convenzione con la Comunità Montana, soprattutto in un periodo come questo con le erbacce che dilagano dovunque, diventa una priorità assolutamente ineludibile.
Abbiamo cercato, invano, di contattare l’assessore ai Lavori Pubblici Antonio Serafini per sapere con maggiore precisione quali sono le difficoltà attuali, visto che un paio di mesi fa ci era stato garantito che per il rinnovo della convenzione era tutto a posto.
I maligni ipotizzano che ci sia un ritardo, non casuale, da parte della Regione, che dovrebbe sostenere l’impegno economico legato alla convenzione, cosa che è stata già fatta regolarmente per il Comune di Orvieto dove sono quotidianamente impegnati per la cura del verde e dei giardini un minimo di 14 operai della Comunità Montana.
Conoscere i motivi di questa, almeno apparente, disparità di trattamento e se ci sono possibilità di porvi rimedio in tempi brevi è compito che spetta ai nostri amministratori.
Ma è certo che l’assenza di una adeguata manutenzione al molto verde pubblico esistente nel nostro Comune, non si possono certo dimenticare anche le 37 frazioni, costituisce un problema molto grave.
Quasi inutile sottolineare l’importanza che ha il Parco della Rocca ma anche le altre molte zone di verde pubblico rivestono per Todi, che le deve considerare una ricchezza pari ai suoi beni monumentali.
Non si deve neanche dimenticare che, attualmente, la loro manutenzione è già al minimo.
Molto difficile ipotizzare anche soluzioni alternative, magari interne, per carenza di uomini e di mezzi.
Di conseguenza trovare il modo di rinnovare la convenzione con la Comunità Montana, soprattutto in un periodo come questo con le erbacce che dilagano dovunque, diventa una priorità assolutamente ineludibile.
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