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giovedì 14 aprile 2011

A Todi il 10% degli abitanti viene dall'estero

Todi partecipa all'emergenza stranieri: nel suo piccolo ha già accolto 15 stranieri provenienti dalla Tunisia e dall'Eritrea e non è da escludere che nei mesi futuri dovrà ospitarne altri. Ma quanti sono gli stranieri regolari presenti sul nostro territorio? Quale il loro paese d'origine? In Italia, secondo i dati aggiornati al primo gennaio del 2011, la popolazione regolare degli stranieri ammonterebbe a circa 4 milioni e mezzo, un 7.5 % rispetto al tutti gli abitanti della penisola.
A Todi invece la popolazione di stranieri regolari totale aggiornata al 31 dicembre 2010 è di 1805 unità. Todi ha una popolazione complessiva (dati riferiti alla fine del 2010) di 17.399 il che significa che gli immigrati sono il 10.5%, circa tre punti sopra la media nazionale.
É anche interessante notare come all'inizio del 2010 gli stranieri erano 1689 ma sono aumentati di 123 unità prima della fine dello stesso anno. Sono stati iscritte infatti all'anagrafe 209 persone di cui ben 138 provenienti dall'estero e 68 da altri comuni mentre ne sono stati cancellati 123 per motivi quali il trasferimento in altri comuni, il trasferimento in paesi esteri, per mancato permesso di soggiorno, l'acquisizione della cittadinanza italiana. Viene anche confermata la tendenza che vede gli stranieri come coloro che fanno più figli rispetto alla popolazione italiana. Nel 2010 sono nati 34 bebè figli di immigrati mentre il numero dei nuovi nati complessivi nel comune di Todi si attesta a 159 pargoli. I bebè stranieri quindi costituiscono il 21% del totale tra tutti i nuovi nati tuderti. Le nazionalità, in pieno accordo con le tendenze nazionali, maggiormente presenti nel comune sono: albanese (423), rumena (375), marocchina (262), moldava (168), ucraina (77), ecuadoregna (29) e macedone (25). Si può inoltre notare una netta preponderanza di presenza femminile per le etnie dell'est Europa.

giovedì 20 gennaio 2011

Meno matrimoni, più Tuderti

Matrimoni in calo, in particolare quelli religiosi. É questo il dato più significativo che emerge dal bilancio demografico comunale che verrà ufficializzato a fine mese. Sul fronte delle unioni nuziali, il confronto con i dati relativi agli ultimi nove anni ha molti motivi per suscitare legittime perplessità. Todi, per il suo fascino e la suggestione delle sue chiese nelle quali si sono sempre celebrati numerosi matrimoni, è una città con larga prevalenza per quelli religiosi. L'anno record è stato il 2006 con 123 matrimoni, dei quali addirittura 88 religiosi, poi si è registrato un progressivo calo: 114 nel 2007, 111 nel 2008 e 104 nel 2009, ma nel 2010 i matrimoni celebrati sono stati appena 83 con un calo che si attesta intorno al 30%. Il decremento è legato soprattutto ai matrimoni religiosi scesi a quota 50 mentre nel 2009 erano stati 73, mentre quelli civili hanno registrato una flessione contenuta rispetto alla media degli ultimi 9 anni ma invece una crescita rispetto al 2009, quando erano stati 31, mentre lo scorso anno sono stati 33.
Che fra le coppie, anche in una realtà di provincia come la nostra, le cose non vadano molto bene lo confermano i dati su separazioni e divorzi.
Le separazioni lo scorso anno sono state 39, più di 3 al mese, cifra mai toccata negli ultimi 9 anni. Nel 2009 infatti le coppie che si sono separate erano state 23 e si è quindi registrato un incremento superiore al 60%. Meno drammatica la situazione dei divorzi che sono stati 21, due in più rispetto al 2009, ma lontano dall'anno record del 2007 quando se ne erano registrati 32. Dati incompleti - i definitivi ci saranno a fine gennaio - sono invece quelli relativi al numero degli abitanti nel comune di Todi. 
In ogni caso, quelli attualmente disponibili che riguardano la popolazione residente sono incoraggianti visto e considerato che certificano una crescita: dai 17.290 del 31 dicembre del 2009 si è passati infatti a 17.399. Continuano a prevalere le donne che sono 8.989 mentre gli uomini sono 8.410. Le nascite ancora molto contenute, appena 10, sei maschi e quattro femmine, mentre nell'anno precedente erano stati 15, 8 maschi e 7 femmine. Nel 2010 sono state registrate 22 morti, 12 donne e 10 uomini, mentre i decessi nell'anno precedente erano stati 16, 9 femmine e 7 maschi. La differenza fra nascite e morti, che nel 2009 era stata di appena una unità, è invece salita a - 12. Saldo positivo fra immigrazioni ed emigrazioni: ci sono stati infatti 42 nuovi residenti, 20 maschi e 22 femmine, contro i 23 che hanno lasciato Todi, con un saldo attivo di 19 unità, mentre nel 2009 era stato di 9 appena.

martedì 7 settembre 2010

La Linea Sottile: a Todi seminario internazionale sui disturbi del comportamento alimentare

Venerdì si svolgerà a Todi il seminario internazionale "La Linea Sottile" sui Disturbi del comportamento alimentare, che sarà l'occasione per fare il punto della situazione sulla epidemiologia e sul trattamento di tali disturbi nel nostro paese, confrontando la nostra realtà con quella di altri paesi europei. Sarà presente il professor Fairburn di Oxford la massima autorità mondiale nel campo dei Dca. Saranno presentati dati recenti raccolti sui 165 centri italiani censiti, una sorta di Osservatorio epidemiologico aggiornato costruito grazie alla mappatura realizzata su iniziativa del Ministero della Salute e della Gioventù e coordinata dalla Regione dell'Umbria.
Sono circa 16.000 i pazienti in trattamento presso questi servizi che ci riconsegnano uno spaccato sulle caratteristiche della popolazione italiana affetta da tali disturbi e sulle modificazioni che la patologia ha subito in questi anni. Sarà presentato il materiale preparatorio per la realizzazione di Linee guida nazionali con l'indicazione delle raccomandazioni di Buona Pratica per questo tipo di disturbi. Nel 1998 Il Ministero della Salute dette indicazioni sulla prevenzione, la diagnosi e la terapia dei Disturbi del comportamento alimentare, di fronte ad un problema che si prefigurava allora come emergente. La stessa commissione ipotizzava un modello tecnico-organizzativo secondo una rete dipartimentale di assistenza che doveva essere articolata nei seguenti livelli di trattamento: unità ambulatoriali, unità semiresidenziali e di day hospital, servizi di degenza residenziale riabilitativa, unità di ricovero ospedaliero attrezzata per il trattamento della fase acuta della patologia (cosiddetto salvavita ).